Il progetto è stato inaugurato con la campagna di rilevazione in Val Graveglia (1998) ed è proseguito nel Ponente genovese e nella valle di Recco (1999): si è da poco conclusa la tranche relativa all'alta Valle Scrivia (2000).
Le tre fasi sono state caratterizzate da approcci metodologici diversi, anche se concorrenti a una finalità coerente.
Allo stato attuale il Conservatorio delle Cucine del Mediterraneo appare suscettibile di numerosi miglioramenti, a partire dalla copertura della rilevazione locale, per giungere alla effettiva attivazione dei soci non liguri, proponendosi inoltre un forte rapporto con le attività turistiche che, presente fin dalle prime fasi, non ha in seguito trovato sviluppo (strutture ricettive, sagre e feste, rapporti informativi dei Comuni).
Per fare questo si deve ricorrere al finanziamento Euromed II che garantisce un cofinanziamento pari all'80%, consentendo così di usufruire di circa 350 milioni a partire dall'impegno della Provincia per il 2001, pari a 70 milioni.
Qualora destinatari di quota del finanziamento europeo si intenderebbe:
La ricerca di terreno potrebbe essere approfondita in quanto il patrimonio di prodotti, piatti, cultivar presenti nella valli studiate è stato solo preliminarmente censito e richiede un riconoscimento di "bene culturale e ambientale" (oltre che alimentare) che ne permetta la sussistenza e anzi la valorizzazione a partire dal contesto locale.
In sintonia con quanto sta emergendo da altri progetti promossi anche dall'Amministrazione provinciale (Co.Re. Pa.) e in corso in alcune valli dell'Appennino ligure (ad esempio la valle Scrivia) che riguardano la valorizzazione delle produzioni locali tramite creazione di una rete locale di produttori e ristoratori (Progetto Rete di Mercato Locale - Ente Parco Antola), si propone la pubblicizzazione dei produttori ancora attivi e la loro eventuale "messa in rete", al fine di coordinarne le attività produttive e di smercio dei prodotti. Le finalità sono naturalmente turistiche ma il significato è molto più ampio perchè mantenere i prodotti significa mantenere in efficienza i produttori e quindi quei siti, quelle pratiche e quei saperi collegati alla storia delle risorse locali (cfr Progetto L.A.M. alta Val di Vara, 1997).
Parallelamente a questa attività di promozione sembra necessario anche approfondire le ricerche in corso su alcuni prodotti presenti nelle valli (es. praebuggiun, pan martin, baciocca....), al fine di verificare gli effetti ambientali positivi che hanno le pratiche locali di gestione degli spazi.
La proposta permette quindi di esplorare quanto è conservato nella ricetta di un piatto o in un prodotto, dalle pratiche di gestione delle risorse ambientali in un determinato sito, alla sua storia e ai saperi naturalistici locali che sono alla base di tali pratiche. Una prima conseguenza di questo approccio è il fatto, ad esempio, che si debba ritornare più volte dallo stesso informatore per poter seguire e documentare la stagionalità delle pratiche e soprattutto poter cogliere le relazioni tra queste e i prodotti.
Inoltre, punti di notevole interesse riguardano
Esigenze immediate:
bruno giraud-heraud
bruno.giraud-heraud@wanadoo.fr
telef. fisso 0033 682 662 729
telefonino 0033 491 170 926
Confesercenti Cesenate Gianpiero Giordani tl.0547-361728
Provincia di Forl'-Cesena Marina Flamigni tl.0543-714224
marina.flamigni@provincia.forli-cesena.it
Presidente del Conservatorio delle Cucine Mediterranee
On. Rinaldo Bontempi, CIE Piemonte
rinaldo.bontempi@ciepiemonte.it
Si è più volte detto che le attività legate alla preparazione del cibo godono di uno statuto scientifico speciale, essendo collocate al termine della catena della produzione sono anche attività di consumo. Un consumo che assume caratteri rituali, che interseca la condizione della donna nelle diverse società, il tema della festa, delle differenze sociali, delle specificità locali. E questo, lo ripetiamo, sotto entrambi i punti di vista.
Proprio per questo sul cibo, per antonomasia prodotto da consumarsi appena preparato, altamente deperibile, anche durante il processo produttivo (ove gli stessi elementi rituali hanno un posto: "non preparare il cibo in quei giorni...") si incentrano le proposte di innovazione sociale, più o meno violente.
Sul cibo e sulla sua origine agricola. L'agricoltura e più ancora l'agricoltura domestica (sia o meno legata all'autoconsumo) come spazio/tempo della conservazione sociale si incentrano le critiche dei rivoluzionari del XVIII secolo, degli stati socialisti post-coloniali (pensiamo a questo proposito alla drammatica vicenda dell'Algeria o all'articolata composizione di elementi di innovazione e di conservazione che caratterizza l'"educazione nazionale" in Libia), come gli appetiti (è la parola adatta) delle società multinazionali.
La terra e la "roba", nel loro rapporto con la struttura sociale, risultano quindi al centro di un problema secolare, tuttavia al centro di conflitti che continuano a contrassegnare il cibo come uno dei problemi più evidenti ed attuali al di là della stessa necessità:
Proprio per questo la ricerca proposta pone la propria attenzione al patrimonio mediterraneo delle pratiche gastronomiche, nella convinzione che esso presenti un insieme di beni da difendere e promuovere.
Accanto agli elementi relativi ai rapporti sociali, vi è un patrimonio naturalistico, quello delle cultivar locali che ha oggi più d'un motivo d'interesse.
Motivi di carattere botanico -- relativi alla biodiversità --, motivi di carattere agronomico -- il fallimento delle cosiddette politiche dello sviluppo --, motivi legati alla salute dei cittadini dell'unione europea e del bacino mediterraneo, evidenziano la funzione del patrimonio locale. Patrimonio che, un tempo descritto come ostacolo alla modernizzazione, è oggi condizione stessa dello sviluppo sostenibile.
La concezione del paesaggio meditteraneo come panorama di reperti fisici non può non lasciare il passo a una conservazione attiva e a una trasformazione degli stessi paesaggi.
La carta europea del paesaggio rimanda infatti a questi concetti nell'evidenziare il ruolo di uno sviluppo sostenibile anche sotto il profilo sociale. L'ambiente cui esso si riferisce è infatti frutto dell'apporto di diversi fattori, sia sotto il profilo naturalistico che sotto quello della manifattura e delle attività sociali.
La stessa collocazione del reperto (sia essa opera di architettura, monumento agronomico o geopedologico) deve essere valutata in termini ambientali: la contestualizzazione (naturalistica e sociale) dei manufatti non può prescindere dalla complessità della sua genesi e della sua trasformazione storica. In questo senso il monumento è sempre bene ambientale oltre che più genericamente bene culturale.
La conservazione degli ambienti di produzione agricola, al di là di una concezione purovisibilista del paesaggio, è uno degli obiettivi fondamentali di una simile ricerca. Una conservazione che ha natura eminentemente politica laddove l'ambiente di produzione tradizionale viene avversato, come è avvenuto e avviene in alcuni stati del Mediterraneo, e che mantiene una funzione culturale forte anche sulle coste settentrionali.